mercoledì 22 gennaio 2014

La ricchezza deve essere al servizio dell’umanità e non governarla

Papa Francesco torna a parlare di economia. In un messaggio inviato a Klaus Schwab (Presidente esecutivo del World Economic Forum) in occasione dell'apertura del 44° incontro annuale che si tiene in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera), scrive:
"Il nostro è un tempo caratterizzato da notevoli cambiamenti e da significativi progressi in diversi campi, con importanti conseguenze per la vita degli uomini. In effetti, «si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione» (Evangelii gaudium, 52), come pure in tanti altri campi dell’agire umano, e occorre riconoscere il ruolo fondamentale che l’imprenditoria moderna ha avuto in tali cambiamenti epocali, stimolando e sviluppando le immense risorse dell’intelligenza umana. Tuttavia, i successi raggiunti, pur avendo ridotto la povertà per un grande numero di persone, non di rado hanno portato anche ad una diffusa esclusione sociale. Infatti, la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere ancora una quotidiana precarietà, con conseguenze spesso drammatiche".
Il Pontefice, dunque, non nega l'aumento di benessere generato dal sistema economico di stampo capitalista ma ne sottolinea le problematicità di ordine sociale e stigmatizza la sua incapacità di rendere partecipe dei suoi benefici una parte dell'umanità, ancora immersa nella povertà e nel disagio.
Dice il Papa:
"Non si può tollerare che migliaia di persone muoiano ogni giorno di fame, pur essendo disponibili ingenti quantità di cibo, che spesso vengono semplicemente sprecate. Parimenti, non possono lasciare indifferenti i numerosi profughi in cerca di condizioni di vita minimamente degne, che non solo non trovano accoglienza, ma non di rado vanno incontro alla morte in viaggi disumani.
Quali sono le soluzioni che Jorge Mario Bergoglio propone?
Innanzitutto "occorre un rinnovato, profondo ed esteso senso di responsabilità da parte di tutti". In secondo luogo sono necessarie, da parte dei governi dei paesi più ricchi "decisioni, meccanismi e processi volti a una più equa distribuzione delle ricchezze, alla creazione di opportunità di lavoro e a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo".
Ecco un passo molto importante. L'assistenzialismo, che non è sinonimo di solidarietà, non è la soluzione ai problemi del mondo perchè non è un atteggiamento costruttivo, un piano efficace per modificare una volta per tutte la situazione.
Il Papa chiude il suo intervento con una richiesta agli imprenditori e ai politici di tutto il mondo: "vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi".

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