sabato 22 febbraio 2014

La ricchezza e la povertà

Il Corriere della Sera ha pubblicato pochi giorni fa la prefazione di Papa Francesco al libro del Cardinale Gerhard Müller "Povera per i poveri".
Il Papa inizia con una definizione della povertà, ossia dell'assenza di denaro e di potere economico, nel mondo moderno:
"Il mondo occidentale identifica la povertà anzitutto con l’assenza di potere economico ed enfatizza negativamente questo status. Il suo governo, infatti, si fonda essenzialmente sull’enorme potere che il denaro ha acquisito oggi, un potere apparentemente superiore a ogni altro. Perciò un’assenza di potere economico significa irrilevanza a livello politico, sociale e persino umano. Chi non possiede denaro, viene considerato solo nella misura in cui può servire ad altri scopi".
 Il denaro, secondo Francesco, non è uno strumento cattivo in sè. Dipende dall'uso che se ne fa. E dice:
"Il denaro è uno strumento che in qualche modo - come la proprietà - prolunga e accresce le capacità della libertà umana, consentendole di operare nel mondo, di agire, di portare frutto. Di per sé è uno strumento buono, come quasi tutte le cose di cui l’uomo dispone: è un mezzo che allarga le nostre possibilità. Tuttavia, questo mezzo può ritorcersi contro l’uomo. Il denaro e il potere economico, infatti, possono essere un mezzo che allontana l’uomo dall’uomo, confinandolo in un orizzonte egocentrico ed egoistico".
Cosa rende il denaro uno strumento positivo? Il Papa individua nella solidarietà il fine ultimo del possesso del denaro.
"Quando l’uomo è educato a riconoscere la fondamentale solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini - questo ci ricorda la Dottrina sociale della Chiesa - allora sa bene che non può tenere per sé i beni di cui dispone. Quando vive abitualmente nella solidarietà, l’uomo sa che ciò che nega ad altri e trattiene per sé, prima o poi, si ritorcerà contro di lui. In fondo, a questo allude nel Vangelo Gesù, quando accenna alla ruggine o alla tignola che rovinano le ricchezze possedute egoisticamente ".
La lettura di queste parole ci indica sempre più come la visione economica di Papa Bergoglio si possa inserire senza dubbio alcuno nell'ambito della Dottrina Sociale della Chiesa, che il Pontefice adatta e ridisegna per adeguarla agli attuali problemi dell'economia mondiale, così come avevano fatto, del resto, i suoi predecessori.

martedì 4 febbraio 2014

Il capitalismo etico è possibile?

Il Forum Economico Mondiale di Davos si è aperto con un messaggio di Papa Francesco trasmesso dal cardinale Turkson. Il Papa ha chiesto ai leader economici mondiali "di far sì che la ricchezza sia al servizio dell'umanità, non che la asservisca".
E' possibile che il sistema capitalistico possa trasformarsi da mezzo di arricchimento di pochi a strumento di benessere a vantaggio del maggior numero di soggetti possibile? In poche parole, è possibile un capitalismo etico?
Su questi temi si interroga, in un articolo comparso sull'Huffington Post, Stanley Bergman, CEO di Henry Schein Inc., società quotata al Nasdaq di New York.
Il titolo dell'intervento è "Capitalismo etico? Vale la pena provare". Bergman, in perfetto accordo con il pensiero del Papa, afferma che:
"In seguito alla crisi finanziaria del 2008, il termine "capitalismo" è stato usato da molti come fosse una parola sconcia. Il motivo è comprensibile. La corrente di pensiero orientata al breve termine e al mero interesse personale, che ha contribuito alla crisi e alla conseguente recessione, ha anche alimentato una lunga lista di tragedie umane: migliaia di lavoratori morti nel crollo di fabbriche abusive, il crescente divario di reddito laddove un miliardo di persone riesce a malapena a sopravvivere con meno di 1 dollaro al giorno, i pericoli del cambiamento climatico che minacciano l'approvvigionamento delle derrate alimentari essenziali. Alcuni addossano la colpa di questi problemi al "capitalismo", arrivando a condannarlo in quanto intrinsecamente privo di etica".
I fatti citati nell'articolo sono innegabili. Come diceva un articolo dell'Osservatore Romano, il significato del termine "capitalismo" negli ultimi due decenni si è modificato "perché chi ha creato più ricchezza non l'ha fatto attraverso forme quali l'investimento, la gestione del rischio e il lungo termine, ma attraverso attività di carattere speculativo, a breve termine".  In più, le varie recessioni e crisi degli scorsi anni hanno scavato un larghissimo "canyon" fra i più ricchi e il resto della popolazione. Solo pochi giorni fa la Banca d'Italia ha pubblicato i dati dell'ultima indagine sui bilanci delle famiglie italiane (anno 2012) dal quale risulta che il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta totale (45,7% nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è invece aumentata al 4,1% dal 2,8% del 2010. La situazione non è diversa negli Stati Uniti, tanto che il Presidente Obama, nel discorso sullo Stato dell'Unione, ha sottolineato come l’attuale retribuzione minima in America sia addirittura del 20% inferiore rispetto ai tempi in cui era presidente Ronald Reagan. 
Ma il capitalismo è dunque privo di etica intrinsecamente o è la nuova modalità di intendere lo sviluppo economico la causa scatenante della situazione di forte squilibrio che si è sviluppata negli ultimi decenni?
Per risolvere questo dilemma possiamo citare una frase tratta da un'articolo di Avvenire, nel quale si afferma:
"I capitalismi sono sta­ti diversi in passato, lo sappiamo; ma sappiamo anche che l’attuale fase di sviluppo dell’economia mondiale, il capitalismo di matrice individualistica che ha posto la finanza come suo nocchiere, sta diventando l’unico capitalismo: facendo così dimenticare tutta la biodi­versità culturale ed economica del XX secolo, quando i capitalismi erano invece molti e riconducibili a diverse antropologie e visioni del mondo".
Bergman ritiene però che anche ai nostri giorni un capitalismo etico possa ritornare ad esistere e dice:
Il nocciolo della questione è questo: il capitalismo è positivo nella misura in cui lo sono i capitalisti. Affinché un qualsiasi sistema politico, governativo, sociale o economico sia sostenibile, è necessario che i suoi leader abbiano un senso dell'etica fortemente radicato. Che cosa significa? Il Capitalismo etico ha almeno due ingredienti essenziali: l'obiettivo di creare un valore economico e sociale di lungo termine e l'impegno, da parte dell'imprenditoria, ad agire quale amministratrice di tutta l'ampia gamma dei suoi componenti: clienti, dipendenti, fornitori, investitori e la società. Il Capitalismo etico mira a costruire relazioni profonde, basate sulla fiducia, che vadano a vantaggio della società e non solo dei risultati di bilancio. In altre parole, si tratta di un modello di business con "uno scopo più alto".
E chiude scrivendo:
"Il capitalismo è tutt'altro che perfetto, esattamente come qualsiasi altro sistema. Il capitalismo è però il sistema migliore che siamo riusciti a realizzare fino ad oggi, e se coniugato con un reale impegno di tipo etico offre alla società l'opportunità migliore per creare benessere e sollevare i poveri dalla loro condizione".

Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all'equa distribuzione delle ricchezze

Papa Francesco ha presentato il suo messaggio per la Quaresima 2014 sul tema "Si é fatto povero per arricchirci con la sua povertà". Il Pontefice, anche questa volta, pone l'accento su questioni di carattere economico e, in modo particolare, sulla ricchezza e sulla sua equa distribuzione.
Innanzitutto distingue la miseria dalla povertà:
"La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale".
Continua poi parlando del lavoro:
"E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente".
Un passo interessante, infine, riguarda le finalità dell'intervento della Chiesa:
"Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità.(...). Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione".

lunedì 3 febbraio 2014

L'economia vista dalla Chiesa

Il quotidiano Avvenire, dal 21 gennaio, sta pubblicando alcuni interessanti articoli per commentare i temi di carattere economico trattati da Papa Francesco nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
Ecco il link al sesto di questi articoli, Ricchi sempre più ricchi, dal quale è possibile raggiungere anche i precedenti cinque.