sabato 26 settembre 2015

Il Papa negli USA: il suo è anticapitalismo?

Il Papa è "anticapitalista"? È vero che questa economia "uccide"? Queste domande si ripropongono in questi giorni, in occasione del viaggio di Jorge Mario Bergoglio in America.
Innanzitutto dobbiamo ricordare che, come ricorda Mario Platero in un articolo su Il Sole 24 Ore, il pensiero del Papa in campo economico non è del tutto nuovo, ma "trova radici teoriche in una dottrina che copre un arco storico che parte da Leone XIII per arrivare fino a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI. E sul piano morale questo Papa sente in modo ossessivo la sua missione di alleviare la povertà di aiutare i più deboli".
Il giornalista del Sole 24 Ore ricorda però anche che "l’osservazione di fondo americana e generica è che il capitalismo ha “migliorato” le condizioni dell’umanità, non le ha peggiorate".
Anche Mario Deaglio, su La Stampa, affronta l'argomento. "Ma questa economia, che Francesco chiama pesantemente in causa, sta «uccidendo» davvero? A una prima analisi si direbbe proprio di no, anzi è vero il contrario, come mostrato da una valanga di dati recentissimi".
Ma la visione del pontefice non è poi così sbagliata.
"Se si guarda più a fondo" - dice Deaglio - "si scopre che l’intero orizzonte del «grande capitalismo» è percorso da frodi di proporzioni gigantesche. I principali mercati del denaro sono stati manipolati, a livello mondiale, da operatori alla ricerca di maggiori profitti, molto spesso anche di fortissimi arricchimenti personali. Le società coinvolte stanno cominciando a pagare multe eccezionali, nell’ordine di decine di miliardi di dollari, tanto che il loro introito sta diventando una componente importante della finanza pubblica in numerosi Paesi avanzati".

Riferimenti:


mercoledì 21 gennaio 2015

L'intervista del Papa a "La Stampa": si parla di economia

«Papa Francesco. Questa economia uccide» è il libro sul magistero sociale del Pontefice scritto di Andrea Tornielli, coordinatore di «Vatican Insider», e Giacomo Galeazzi, vaticanista de «La Stampa». Il volume, edito da Piemme (pag. 228, 16,90 euro), in libreria da martedì 13 gennaio, raccoglie e analizza i discorsi, i documenti e gli interventi di Francesco su povertà, immigrazione, giustizia sociale, salvaguardia del creato. E mette a confronto esperti di economia, finanza e dottrina sociale della Chiesa - tra questi il professor Stefano Zamagni e il banchiere Ettore Gotti Tedeschi - raccontando anche le reazioni che certe prese di posizione del Pontefice hanno suscitato. Il libro si conclude con un'intervista che Francesco ha rilasciato agli autori all'inizio di ottobre 2014.

lunedì 29 dicembre 2014

Egoismo umano e comportamento economico

Ai nostri tempi, la tentazione di credere che l'egoismo e la ricerca del profitto a tutti i costi siano gli unici fattori che consentono di comprendere il comportamento umano è molto forte.
Questo convincimento è sostenuto anche dal pensiero di molti economisti che, dopo lunghi studi, sono giunti a porre alla base della condotta dell’uomo nell’attività economica l’interesse, il desiderio di arricchirsi e la vanità.
"Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione che questi hanno per il proprio interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse, e ad essi non parliamo mai dei nostri bisogni, ma dei loro vantaggi".
Così Adam Smith nella sua opera "La ricchezza delle nazioni" del 1776 descriveva come vengono svolte sul mercato le normali transazioni economiche tra le controparti: una sorta di formalizzazione del detto latino Do ut des. Diceva anche Smith: 
"Ogni individuo si sforza continuamente di trovare l’impiego più vantaggioso per qualunque capitale di cui possa disporre. In effetti è al proprio vantaggio che egli mira e non a quello della società. Ma nel far questo è condotto da una mano invisibile a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni". 
La mano invisibile in Smith è una metafora e rappresenta il meccanismo di un mercato in concorrenza perfetta, nel quale il perseguimento dell'interesse privato genera la virtù pubblica del benessere generale. L’idea di Smith è che la concorrenza spingerà gli imprenditori ad offrire i prodotti migliori ai prezzi più bassi, allo scopo di attirare la domanda dei consumatori, che è essenziale per assicurare profitti, e tutto ciò contribuirà a elevare il benessere sociale, nonostante il fatto che né il birraio né il macellaio intendessero pervenire a questo risultato.
Adam Smith, quindi, ritiene che l'egoismo insito nella natura umana possa ritenersi, in un'economia di mercato in concorrenza perfetta, come la molla che possa far scattare il meccanismo virtuoso del benessere generale.
Per essere sinceri, egli non riteneva che l'interesse personale fosse l'unica fonte dell'agire economico dell'umanità ma, anzi, nella "Teoria dei sentimenti morali" del 1759, aveva scritto: "Per quanto profondamente egoista si possa immaginare un uomo, ci sono evidentemente nella sua natura dei principi che lo inducono a interessarsi alla sorte degli altri, e gli rendono necessaria la felicità altrui, quantunque egli non ne ricavi altro che il piacere di contemplarla". 
È chiaro, però, che la pulsione egoistica alla soddisfazione dei propri interessi risulta, nonostante tutto, preponderante.
Anche B. de Mandeville aveva esaminato la medesima questione nel poema stirico "La favola delle api", ponendosi la domanda: "Per avere una società economicamente prospera, occorre che gli individui che la compongono siano virtuosi"? Mandeville risponde negativamente chiarendo come l'egoismo sia la base dei pubblici benefici. La conclusione di Mandeville è per certi versi simile a quella di Smith: è l'interesse personale che fa sviluppare la società poiché il suo perseguimento mette in moto l'aumento dei consumi dei più ricchi, contribuendo a fare circolare il denaro e ad aumentare il lavoro anche per le classi più povere.
Per chiudere con gli esempi filosofici citiamo il pensiero dell'inglese Thomas Hobbes che, nel XVII secolo, formulò la teoria dell'Homo Homini Lupus, secondo la quale la natura umana è fondamentalmente egoistica. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Senza nessuna legge ciascun individuo cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri. Ognuno vede nel prossimo un nemico.
Viste queste premesse le domande alle quali dobbiamo rispondere sono essenzialmente tre:
1. È l'egoismo la caratteristica fondamentale dell'agire economico umano? Questo sentimento è veramente positivo per lo sviluppo economico?
2. Il mercato (o un mercato in particolare, ed esempio quello del lavoro) è oggi in una situazione di concorrenza perfetta?
3. Se il mercato non gode di questa caratteristica e se l'uomo è fondamentalmente egoista, quali sono le conseguenze della preponderanza della ricerca dell'interesse personale nei rapporti economici?








sabato 12 luglio 2014

Papa Francesco torna a parlare di economia

Papa Francesco ha lanciato un nuovo monito da piazza San Pietro: "L'indifferenza, quanto male fa ai bisognosi l'indifferenza umana". L'indifferenza di cui parla è quella per i poveri e per i migranti." Dice Bergoglio: "Nei Paesi più poveri, ma anche nelle periferie dei Paesi più ricchi, si trovano tante persone stanche e sfinite sotto il peso insopportabile dell'abbandono e dell'indifferenza. Ai margini della società sono tanti gli uomini e le donne provati dall'indigenza, ma anche dall'insoddisfazione della vita e dalla frustrazione. Tanti sono costretti ad emigrare dalla loro Patria, mettendo a repentaglio la propria vita. Molti di più portano ogni giorno il peso di un sistema economico che sfrutta l'uomo, gli impone un "giogo" insopportabile, che i pochi privilegiati non vogliono portare".
Il sistema economico di cui parla Bergoglio è quello di cui lui stesso ha trattato nell'intervista con il giornalista israeliano Henrique Cymerman, corrispondente dal Medio Oriente per «La Vanguardia» e coinvolto nell'organizzazione della preghiera per la pace che si è tenuta a Roma. Dice Bergoglio "Credo che viviamo in un sistema economico mondiale che non è buono. Al centro di tutto il sistema economico deve esserci l'uomo e la donna, e tutto deve essere al servizio dell'uomo. Ma noi abbiamo invece messo al centro il denaro, il dio denaro. Siamo caduti in un peccato di idolatria, l'idolatria del denaro».
Il Papa nell'intervista dice anche: «L'economia si muove per l'affanno di avere di più e paradossalmente, si alimenta una cultura dello scarto. Si scartano i giovani quando si limita la natalità. Si scartano anche gli anziani perché non servono più, non producono, sono una classe passiva... E scartando i ragazzi e gli anziani, si scarta il futuro di un popolo perché i ragazzi tirano in avanti con forza e perché gli anziani ci danno la saggezza, hanno la memoria di questo popolo e devono trasmetterla ai giovani».
E aggiunge: "È di moda scartare i giovani con la disoccupazione. Mi preoccupa molto l'indice di disoccupazione dei giovani, che in alcuni Paesi supera il cinquanta per cento. Qualcuno mi ha detto che 75 milioni di giovani europei con meno di 25 anni sono disoccupati. È una barbarie. Noi scartiamo tutta una generazione per mantenere un sistema economico che non regge più, un sistema che per sopravvivere deve fare la guerra, come sempre hanno fatto i grandi imperi. Visto che non si può fare la terza guerra mondiale, si fanno guerre regionali. Che cosa significa questo? Significa che si fabbricano e si vendono armi, e così i bilanci delle economie idolatre, le grandi economie mondiali che sacrificano l'uomo ai piedi dell'idolo del denaro, ovviamente si risanano. Questo pensiero unico ci toglie la ricchezza della diversità di pensiero e dunque di un dialogo tra le persone. La globalizzazione bene intesa è una ricchezza. Una globalizzazione male intesa è quella che annulla le differenze. È come una sfera, con tutti i punti equidistanti dal centro. Una globalizzazione che arricchisce è come un poliedro, tutti uniti ma ciascuno che conserva la sua particolarità, la sua ricchezza, la sua identità. E questo non accade».

sabato 22 febbraio 2014

La ricchezza e la povertà

Il Corriere della Sera ha pubblicato pochi giorni fa la prefazione di Papa Francesco al libro del Cardinale Gerhard Müller "Povera per i poveri".
Il Papa inizia con una definizione della povertà, ossia dell'assenza di denaro e di potere economico, nel mondo moderno:
"Il mondo occidentale identifica la povertà anzitutto con l’assenza di potere economico ed enfatizza negativamente questo status. Il suo governo, infatti, si fonda essenzialmente sull’enorme potere che il denaro ha acquisito oggi, un potere apparentemente superiore a ogni altro. Perciò un’assenza di potere economico significa irrilevanza a livello politico, sociale e persino umano. Chi non possiede denaro, viene considerato solo nella misura in cui può servire ad altri scopi".
 Il denaro, secondo Francesco, non è uno strumento cattivo in sè. Dipende dall'uso che se ne fa. E dice:
"Il denaro è uno strumento che in qualche modo - come la proprietà - prolunga e accresce le capacità della libertà umana, consentendole di operare nel mondo, di agire, di portare frutto. Di per sé è uno strumento buono, come quasi tutte le cose di cui l’uomo dispone: è un mezzo che allarga le nostre possibilità. Tuttavia, questo mezzo può ritorcersi contro l’uomo. Il denaro e il potere economico, infatti, possono essere un mezzo che allontana l’uomo dall’uomo, confinandolo in un orizzonte egocentrico ed egoistico".
Cosa rende il denaro uno strumento positivo? Il Papa individua nella solidarietà il fine ultimo del possesso del denaro.
"Quando l’uomo è educato a riconoscere la fondamentale solidarietà che lo lega a tutti gli altri uomini - questo ci ricorda la Dottrina sociale della Chiesa - allora sa bene che non può tenere per sé i beni di cui dispone. Quando vive abitualmente nella solidarietà, l’uomo sa che ciò che nega ad altri e trattiene per sé, prima o poi, si ritorcerà contro di lui. In fondo, a questo allude nel Vangelo Gesù, quando accenna alla ruggine o alla tignola che rovinano le ricchezze possedute egoisticamente ".
La lettura di queste parole ci indica sempre più come la visione economica di Papa Bergoglio si possa inserire senza dubbio alcuno nell'ambito della Dottrina Sociale della Chiesa, che il Pontefice adatta e ridisegna per adeguarla agli attuali problemi dell'economia mondiale, così come avevano fatto, del resto, i suoi predecessori.