martedì 31 dicembre 2013

Dal discorso di Papa Francesco del 25 maggio 2013: il concetto di solidarietà


Lo ha affermato Papa Francesco, nell’udienza per la riunione organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice:
"Il sistema economico e finanziario deve essere ripensato in chiave solidale, perché la crisi attuale ha bisogno di una “visione più etica” dei rapporti umani".
Papa Francesco ha tratteggiato lo scenario che si presenta oggi ad un osservatore del mondo, partendo da chi oggi vive il dramma della precarietà:
“E’ un fenomeno, quello della disoccupazione - della mancanza e della perdita del lavoro - che si sta allargando a macchia d’olio in ampie zone dell’occidente e che sta estendendo in modo preoccupante i confini della povertà. E non c’è peggiore povertà materiale, mi preme sottolinearlo, di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignità del lavoro”.
Papa Francesco ha spiegato anche la sua visione del concetto di solidarietà:
“Non più come semplice assistenza nei confronti dei più poveri, ma come ripensamento globale di tutto il sistema, come ricerca di vie per riformarlo e correggerlo in modo coerente con i diritti fondamentali dell’uomo, di tutti gli uomini. A questa parola “solidarietà”, non ben vista dal mondo economico - come se fosse una parola cattiva -, bisogna ridare la sua meritata cittadinanza sociale. La solidarietà non è un atteggiamento in più, non è un’elemosina sociale: è un valore sociale, che ci chiede la sua cittadinanza”.
Il Pontefice ha anche affermato che “la crisi attuale non è solo economica e finanziaria, ma affonda le radici in una crisi etica e antropologica”:
“Seguire gli idoli del potere, del profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana, è diventato norma fondamentale di funzionamento e criterio decisivo di organizzazione. Ci si è dimenticati e ci si dimentica tuttora che al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c’è l’essere umano e c’è qualcosa che è dovuto all’uomo in quanto uomo, in virtù della sua dignità profonda: offrirgli la possibilità di vivere dignitosamente e di partecipare attivamente al bene comune”.
 Affronteremo in un prossimo post il concetto di solidarietà, confrontandolo con il solidarismo, l'utilitarismo e la visione dell'economia sociale di mercato.

lunedì 30 dicembre 2013

Le origini della Dottrina Sociale della Chiesa

E' ormai universalmente noto che il documento attraverso il quale il Papato ha iniziato a manifestare le proprie idee in campo economico è l'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII del 1891.


Anche se dell'opinione della Chiesa non si trova traccia nei manuali di economia, il seme gettato dal Pontefice ottocentesco è germinato e la Dottrina Sociale, come è stato definito l'insieme degli scritti economico-sociali pubblicati dai Pontefici romani, si è sviluppata attraverso un numero considerevole di documenti (encicliche, lettere apostoliche, discorsi) adattandosi, negli anni, alle mutate condizioni del mondo.
Se Leone XIII vedeva come prioritaria la difesa delle classi più povere e sfruttate in un contesto storico segnato dalla diffusione del liberalismo da una parte e dal marxismo dall'altra, i successivi Pontefici si sono trovati, nel XX secolo, a dover ridefinire la questione sociale, non più identificabile solo con i rapporti tra diverse classi sociali, ma ormai problema più complesso, addirittura di dimensione internazionale.
Giovanni Paolo II, nell'enciclica Centesimus Annus del 1991, celebrando il centenario della Rerum Novarum, definisce lo scopo ultimo della Dottrina Sociale, affermando che:
"Negli ultimi cento anni la Chiesa ha ripetutamente manifestato il suo pensiero, seguendo da vicino la continua evoluzione della questione sociale, e non ha certo fatto questo per recuperare privilegi del passato o per imporre una sua concezione. Suo unico scopo è stata la cura e responsabilità per l'uomo, a lei affidato da Cristo stesso, per questo uomo che, come il Concilio Vaticano II ricorda, è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa e per cui Dio ha il suo progetto, cioè la partecipazione all'eterna salvezza. Non si tratta dell'uomo «astratto», ma dell'uomo reale, «concreto» e «storico»: si tratta di ciascun uomo, perché ciascuno è stato compreso nel mistero della redenzione e con ciascuno Cristo si è unito per sempre attraverso questo mistero. Ne consegue che la Chiesa non può abbandonare l'uomo, e che «questo uomo è la prima via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione ..., la via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell'incarnazione e della redenzione».
È, questa, solo questa l'ispirazione che presiede alla dottrina sociale della Chiesa. Se essa l'ha a mano a mano elaborata in forma sistematica, soprattutto a partire dalla data che commemoriamo, è perché tutta la ricchezza dottrinale della Chiesa ha come orizzonte l'uomo nella sua concreta realtà di peccatore e di giusto".
Anche Papa Francesco si è espresso molte volte in tema di economia. Molti sono i suoi discorsi che contengono indicazioni, pensieri e commenti relativi a questo argomento. Cercheremo, nei prossimi post, di inserirli nell'ambito della Dottrina Sociale e di compararli con i documenti dei suoi predecessori e di inserirli nel contesto della dottrina economica tradizionale.

domenica 29 dicembre 2013

Papa Francesco e l'economia del Terzo Millennio

Vorrei iniziare i post su questo nuovo blog prendendo spunto da una notizia apparsa qualche giorno fa sui giornali: gli elementi più conservatori della politica e del giornalismo americani hanno "bollato" il pensiero di Papa Francesco in tema di economia come troppo "di sinistra", fino a definirlo addirittura "marxista" (per approfondire, vedi l'articolo pubblicato su "Il Mattino" e anche su "The New Yorker"). 

Perchè tutto questo? Nell'Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium" il Papa scrive:
"Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide". 
E continua:
"In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza".
Su queste affermazioni sono piovute le critiche di coloro che ritengono eccessive le critiche del Papa al sistema economico occidentale. 
Per esempio, The Atlantic, rivista americana nata nel 1857, nel suo numero online del 26 novembre accusa il Pontefice di aver traghettato il pensiero economico della Chiesa Cattolica dall'anti-comunismo all'anti-capitalismo e conclude dicendo:
"Nella contrapporre la Chiesa al libero mercato, il Papa ha aggiunto peso significativo e legittimità ai gruppi progressisti favorevoli al controllo dello Stato sull'economia. Se non fosse già chiaro, le dichiarazioni confermano che gli spettri della Chiesa del 20° secolo stanno svanendo, almeno in Vaticano. Il Papa ha indicato ufficialmente un nuovo nemico".
Tante però, anche a livello internazionale, sono state le reazioni positive alle parole di Jorge Mario Bergoglio. Su "The Guardian" leggiamo un articolo dal titolo:
"Papa Francesco capisce l'economia meglio della maggior parte dei politici. La disuguaglianza è il più grande problema economico del nostro tempo. Ciò che deve sorprendere è che ci sia voluto così tanto tempo per una figura di spicco a livello mondiale per dirlo".
Per dare a tutti voi un'idea del pensiero economico di Papa Francesco, nei prossimi interventi cercheremo di comprendere i principali elementi che costituiscono la Dottrina Sociale della Chiesa, precisando come le idee dell'attuale Pontefice si inseriscano, completino e modifichino la strada tracciata dai suoi predecessori a partire dal lontano 1891, quando Leone XIII, con l'enciclica Rerum Novarum, fondò la moderna dottrina sociale cristiana.