lunedì 29 dicembre 2014

Egoismo umano e comportamento economico

Ai nostri tempi, la tentazione di credere che l'egoismo e la ricerca del profitto a tutti i costi siano gli unici fattori che consentono di comprendere il comportamento umano è molto forte.
Questo convincimento è sostenuto anche dal pensiero di molti economisti che, dopo lunghi studi, sono giunti a porre alla base della condotta dell’uomo nell’attività economica l’interesse, il desiderio di arricchirsi e la vanità.
"Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione che questi hanno per il proprio interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse, e ad essi non parliamo mai dei nostri bisogni, ma dei loro vantaggi".
Così Adam Smith nella sua opera "La ricchezza delle nazioni" del 1776 descriveva come vengono svolte sul mercato le normali transazioni economiche tra le controparti: una sorta di formalizzazione del detto latino Do ut des. Diceva anche Smith: 
"Ogni individuo si sforza continuamente di trovare l’impiego più vantaggioso per qualunque capitale di cui possa disporre. In effetti è al proprio vantaggio che egli mira e non a quello della società. Ma nel far questo è condotto da una mano invisibile a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni". 
La mano invisibile in Smith è una metafora e rappresenta il meccanismo di un mercato in concorrenza perfetta, nel quale il perseguimento dell'interesse privato genera la virtù pubblica del benessere generale. L’idea di Smith è che la concorrenza spingerà gli imprenditori ad offrire i prodotti migliori ai prezzi più bassi, allo scopo di attirare la domanda dei consumatori, che è essenziale per assicurare profitti, e tutto ciò contribuirà a elevare il benessere sociale, nonostante il fatto che né il birraio né il macellaio intendessero pervenire a questo risultato.
Adam Smith, quindi, ritiene che l'egoismo insito nella natura umana possa ritenersi, in un'economia di mercato in concorrenza perfetta, come la molla che possa far scattare il meccanismo virtuoso del benessere generale.
Per essere sinceri, egli non riteneva che l'interesse personale fosse l'unica fonte dell'agire economico dell'umanità ma, anzi, nella "Teoria dei sentimenti morali" del 1759, aveva scritto: "Per quanto profondamente egoista si possa immaginare un uomo, ci sono evidentemente nella sua natura dei principi che lo inducono a interessarsi alla sorte degli altri, e gli rendono necessaria la felicità altrui, quantunque egli non ne ricavi altro che il piacere di contemplarla". 
È chiaro, però, che la pulsione egoistica alla soddisfazione dei propri interessi risulta, nonostante tutto, preponderante.
Anche B. de Mandeville aveva esaminato la medesima questione nel poema stirico "La favola delle api", ponendosi la domanda: "Per avere una società economicamente prospera, occorre che gli individui che la compongono siano virtuosi"? Mandeville risponde negativamente chiarendo come l'egoismo sia la base dei pubblici benefici. La conclusione di Mandeville è per certi versi simile a quella di Smith: è l'interesse personale che fa sviluppare la società poiché il suo perseguimento mette in moto l'aumento dei consumi dei più ricchi, contribuendo a fare circolare il denaro e ad aumentare il lavoro anche per le classi più povere.
Per chiudere con gli esempi filosofici citiamo il pensiero dell'inglese Thomas Hobbes che, nel XVII secolo, formulò la teoria dell'Homo Homini Lupus, secondo la quale la natura umana è fondamentalmente egoistica. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Senza nessuna legge ciascun individuo cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri. Ognuno vede nel prossimo un nemico.
Viste queste premesse le domande alle quali dobbiamo rispondere sono essenzialmente tre:
1. È l'egoismo la caratteristica fondamentale dell'agire economico umano? Questo sentimento è veramente positivo per lo sviluppo economico?
2. Il mercato (o un mercato in particolare, ed esempio quello del lavoro) è oggi in una situazione di concorrenza perfetta?
3. Se il mercato non gode di questa caratteristica e se l'uomo è fondamentalmente egoista, quali sono le conseguenze della preponderanza della ricerca dell'interesse personale nei rapporti economici?